Ultimamente non riusciamo più a tenere il ritmo nella pubblicazione dei nostri articoli, crisi o non crisi è un periodo piuttosto impegnativo per noi ed il tempo per scrivere è diventato una chimera. In più stiamo lavorando al lancio di Remote Buro che nei prossimi giorni contiamo di darlo alla luce e quindi eccomi qua dopo qualche settimana a parlarvi di “Biowashball”.

Sicuramente qualcuno di voi ne avrà già sentito parlare, se siete degli ambientalisti convinti o dei fan di Beppe Grillo sapete bene di cosa parlo. Per tutti gli altri questo nome, anzi questo marchio potrà non dire assolutamente nulla, eppure il prodotto di cui voglio parlavi oggi potrebbe avere delle implicazioni rivoluzionarie nelle abitudini quotidiane di migliaia se non milioni di famiglie. “Biowashball” è il nome che un’azienda svizzera ha dato a questa “palla” di plastica contenente delle sfere ceramiche in grado di lavare il vostro bucato senza più dover ricorrere all’uso dei normali detersivi. L’idea rivoluzionaria è infatti rappresentata dalla capacità di queste sfere ceramiche di generare dei potenti raggi infrarossi in grado di disgregare le molecole d’idrogeno dell’acqua ed aumentare il movimento molecolare alla base del processo di pulizia dei vostri capi di abbigliamento. Questo prodotto che costa appena 35 euro, ha una durata di almeno tre anni e potrebbe far risparmiare ad una famiglia circa 1.000 euro in detersivi, per non parlare dell’impatto positivo che avrebbe sull’ambiente visto che non si riverserebbero più tonnellate di detersivi nelle acque di mari e fiumi.
Questo è quello che secondo noi è un vero esempio di potenziale “Green Brand”. Diciamo potenziale poiché un vero lavoro sul “marchio” non è stato ancora fatto, e se guardiamo il sito web di riferimento, vi renderete subito conto che il prodotto viene presentato con un approccio ed un linguaggio che difficilmente potrebbe far leva sulle masse della popolazione, o meglio sulle migliaia di casalinghe a cui questo prodotto dovrebbe e potrebbe essere rivolto. Il rischio di questi prodotti “verdi” è che in assenza di un’adeguata strategia di comunicazione rischiano di essere relegati ad una fascia troppo ristretta della popolazione, fatta per lo più da quei pochissimi “fanatici” del verde, rinunciando così a quegli effetti benefici sull’ambiente e sulla vita delle persone che sono alla base della loro innovatività.

Queste aziende dovrebbero tener conto del fatto che il vero target di mercato, la cosiddetta “Casalinga di Voghera” è quotidianamente esposta a tutt’altro genere di messaggi pubblicitari, e solo rispondendo con un’adeguata strategia di comunicazione, che parta sì dalla potenza rivoluzionaria insita del prodotto, ma che ricorra comunque a quei codici di linguaggio capaci di intercettare l’interesse e l’attenzione di chi oggi “fa la lavatrice”. La mia impressione guardando il sito è stata quella di trovarmi di fronte a quei prodotti per dimagrire del tipo “Erbalife”, o “Giorno e notte” che insistono nell’enfatizzare i presunti principi attivi del loro prodotti, affiancandoli a pseudo testimonianze di clienti soddisfatti, pur di spingere l’interlocutore ad effettuare l’acquisto. Io penso che su un prodotto del genere debba essere innanzitutto costruito un “Green Brand”, ovvero un marchio con una forte capacità distintiva che si posizioni rispetto ai suoi concorrenti quale risposta più intelligente al bisogno di lavare. C’è la necessità di lavorare sulle abitudini delle persone, sul senso di responsabilità verso le generazioni future. Se una mamma o una nonna sapessero che con un certo gesto potrebbero aiutare i propri figli o nipoti ad avere un futuro migliore, credo che rinuncerebbero subito ai vari Coccolino, Dash o Dixan. In più in un periodo come questo, sapere di poter risparmiare dei soldi usando un diverso tipo di “detersivo” non potrebbe che essere un’altra importante leva su cui questo marchio potrebbe costruire la propria identità. Gli spunti di riflessione sono tanti, la mia conclusione è che un prodotto, per quanto “innovativo” o “rivoluzionario”, deve essere necessariamente presentato con un approccio di marketing ben congegnato perchè possa avere successo sul mercato, sopratutto se parliamo di mass marketing e prodotti di largo consumo. Diversamente è destinato a soccombere sotto gli incessanti colpi di artiglieria con cui ogni giorno le multinazionali del pulito si assicurano la fedeltà del popolo delle telespettatrici.
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April 7th, 2009 at 11:27 pm
Dimitri ma sta cosa della palla ecologica è una bufala